17 aprile 2026

Guerra in Iran, l’impatto sulle commodity: uranio e litio ne escono rafforzati

L'escalation in Medio Oriente sta rafforzando il caso d’investimento per nucleare e batterie, sempre più centrali per ridurre la dipendenza da petrolio e gas e gestire la volatilità energetica, secondo un’analisi di Global X

L’ultimo shock alla sicurezza energetica sta rafforzando il caso d’investimento strutturale per mix energetici non basati su combustibili fossili, con il nucleare e le batterie in evidenza come soluzioni strategiche per ridurre l’esposizione al prezzo di petrolio e gas. Questo si sta riflettendo sui prezzi dell’uranio fisico a lungo termine, che hanno continuato a salire a marzo (vedi grafico 1), poiché gli acquisti da parte delle utility sono rimasti robusti nonostante l’incertezza macro e le scorte si siano ridotte. Al contrario, sono scesi i prezzi delle azioni legate alla filiera dell’uranio, probabilmente a causa di dinamiche tattiche di trading: queste società hanno infatti registrato performance molto forti negli ultimi sei mesi, finendo quindi penalizzate dal deleveraging generalizzato del mercato e dalla presa di profitto.

Grafico 1: Prezzi spot dell’uranio per libbra


Fonte: Global X, da marzo 2017 a marzo 2026.

Un recente piano di investimenti da 40 miliardi di dollari tra Stati Uniti e Giappone negli SMR (piccoli reattori modulari), unito a interruzioni lato offerta legate al conflitto in Medio Oriente, come la ridotta disponibilità di acido solforico per l’estrazione dell’uranio, sostiene ulteriormente l’ipotesi di condizioni di offerta più tese in futuro.
Anche da questa parte dell’Oceano qualcosa si muove: Nucleareurope, associazione di settore con sede a Bruxelles, ha pubblicato un piano d’azione che dettaglia come le politiche UE possano accelerare lo sviluppo del nucleare, evidenziando significativi fabbisogni d’investimento sia per l’estensione della vita degli impianti sia per nuove costruzioni, e sostenendo un obiettivo ambizioso di capacità installata pari a circa 150 GW entro il 2050, ben sopra la proiezione attuale della Commissione europea di circa 109 GW.

Anche la domanda di batterie esce più forte con il rischio di guerra prolungata, che evidenzia la necessità di scalare le rinnovabili. Nonostante i prezzi fisici del litio abbiano registrato un moderato calo a marzo, i principali produttori, tra cui SQM, Albemarle e Ganfeng, hanno fornito indicazioni su una domanda di litio significativamente più forte nel 2026, citando veicoli elettrici e sistemi di accumulo energetico su larga scala come principali driver.
L’attuale shock inflazionistico nel settore energetico sta evidenziando come le batterie, in quanto soluzione di accumulo su scala, rappresentino un imperativo strategico. Le batterie agli ioni di litio vengono sempre più abbinate alle rinnovabili per gestire l’intermittenza della produzione tipica della maggior parte delle fonti pulite, una tendenza che potrebbe accelerare in risposta ai prezzi elevati dell’energia.
(Analisi a cura di Matt Lodge, Commodities Investment Strategist di Global X)