La funzione primaria del Bitcoin è proteggere il detentore da crisi strutturali del sistema finanziario e dalla svalutazione delle valute fiat. Non è progettato per difendersi da fattori ciclici come la crescita debole, il calo degli utili aziendali o politiche monetarie restrittive. Piuttosto, rappresenta uno strumento di conservazione del capitale in contesti in cui le Autorità centrali stanno perdendo il controllo.
Oggi, sebbene non rappresenti ancora una componente rilevante nei portafogli delle Banche centrali e dei fondi sovrani, le condizioni per un cambiamento stanno progressivamente emergendo.
Il mercato è ormai liquido e, pur rimanendo elevata, la volatilità di questo asset digitale è in graduale diminuzione, parallelamente alla crescita del numero di operatori attivi, dei volumi di scambio giornalieri e del coinvolgimento istituzionale. Ma come si colloca il Bitcoin in un portafoglio di investimento?
Per rispondere a questa domanda, si consideri un portafoglio standard e bilanciato, composto da una ripartizione 60/40 tra gli indici Msci World e Global Aggregate Bond. Oggi, balza subito all'occhio come questo presenti un forte rischio di concentrazione, dato che negli ultimi anni la componente azionaria si è fortemente sbilanciata verso un ristretto numero di titoli tecnologici a grandissima capitalizzazione (mega cap), tanto che circa il 25% dell'allocazione azionaria di questo ipotetico portafoglio, e il 15% di quella totale, sarebbe concentrata in sole otto società statunitensi: Nvidia, Microsoft, Apple, Amazon, Broadcom, Meta, Google e Tesla. Una simile allocazione, negli ultimi cinque anni avrebbe generato una performance annua del 6,83%, con una volatilità dell'11%.
Adesso, si supponga di diversificare il portafoglio allocando il 3% del budget in Bitcoin e che per il momento non siano previsti ribilanciamenti. Il nuovo investimento dovrebbe generare un rendimento nominale leggermente superiore (6,86%), contro una volatilità, anch'essa in crescita, all'11,51%. Tuttavia, il vero valore di queste allocazioni risiede proprio nel ribilanciamento sistematico, alla luce soprattutto della volatilità intrinseca di BTC e il suo profilo di rendimento diversificante. Infatti, una strategia disciplinata in questo senso consente agli investitori di ridurre l'esposizione e "cristallizzare" i guadagni durante le fasi di sovraperformance, acquistando invece durante i periodi di debolezza.
Cosa succederebbe, quindi, se il nostro esempio fosse modificato a cadenza annuale? E mensile?
Nel primo caso, il rendimento annuo sarebbe salito al 7,51% e la volatilità all'11,61%; nel secondo, al 7,33% contro l'11,58% di volatilità.
In conclusione, questo processo trasforma le oscillazioni di prezzo in un flusso più regolare di rendimenti mediamente più alti. Senza ribilanciamento, nell'arco di tempo preso in esame, si sarebbe osservato un incremento trascurabile del rendimento annualizzato a fronte di una volatilità leggermente superiore. Al contrario, con il ribilanciamento (mensile o annuale), si sarebbe ottenuto un incremento del rendimento compreso tra lo 0,5% e lo 0,7% annuo, con un aumento della volatilità contenuto a circa lo 0,6%. Il ribilanciamento consente quindi di generare un rendimento aggiuntivo con uno Sharpe ratio intorno a 1.
Guardando al futuro, i modelli storici suggeriscono che default sovrani e crisi valutarie raramente si verificano in modo isolato, ma tendono piuttosto a presentarsi in cluster. Dalla crisi finanziaria del 2008, l'indebitamento globale è aumentato in modo persistente e se a questo si aggiunge la spesa in deficit, la crescita economica debole e l'invecchiamento demografico, si ottiene un mix tossico che ha già compromesso gravemente la sostenibilità del debito delle principali economie mondiali.
Valutando la traiettoria fiscale di lungo periodo, il percorso verso l'instabilità appare evidente. In assenza di riforme strutturali e radicali, sembra solo questione di tempo prima che i mercati sviluppati siano costretti a ridurre il peso del debito attraverso inflazione, repressione fiscale, controlli sui capitali e ristrutturazioni. In questo contesto, il Bitcoin rappresenta più di un semplice elemento di diversificazione del portafoglio: costituisce una forma di assicurazione contro la possibile, e nel lungo termine inevitabile, frammentazione dell'ordine monetario tradizionale.
Adozione tecnologica, espansione monetaria e crescente pressione fiscale sovrana rappresentano i tre principali trend strutturali del decennio in corso. Ciascuno di essi agisce come un potente vento favorevole per le valute digitali, giustificandone l'inclusione come componente rilevante in un'allocazione strategica di lungo periodo.
Mantenendo un approccio disciplinato di ribilanciamento, gli investitori possono anche mitigare le oscillazioni di prezzo dell'asset e migliorare sistematicamente i rendimenti corretti per il rischio.
(Analisi a cura di Eliézer Ndinga, Head of Research di 21shares)