08 febbraio 2018

Intervista a iShares

Secondo iShares (piattaforma ETF di BlackRock), la MiFID II sarà il nuovo propulsore dell’industria degli Etf, che si espanderà sia nei portafogli retail sotto consulenza sia nei mandati istituzionali

La raccolta e la crescita dell’industria degli Etf nel 2017 è stata eccezionale, oltre ogni migliore aspettativa e tale da superare ogni precedente record, a livello sia globale sia, in particolar modo, europeo, in termini percentuali. MondoInvestor ha intervistato Emanuele Bellingeri, responsabile per l'Italia di iShares and index investment (BlackRock), per analizzare i vari aspetti che hanno contribuito all’espansione di questo mercato e quelli che potranno essere gli scenari futuri, anche con l’entrata in vigore della direttiva MiFID II.

Qual è stata la raccolta complessiva di iShares nel 2017, e dove si sono catalizzati i maggiori afflussi?
Il business di iShares è cresciuto a un ritmo più veloce che mai, con afflussi da record pari a 246 miliardi di dollari, dei 633 totali raccolti nel 2017 dall’intera industria globale degli Etf. I fondi iShares Core hanno infranto la soglia dei 500 miliardi di dollari di Aum, arrivando a 514 miliardi, con un'accelerazione del 58% e l’aggiunta di un record di 123 miliardi di afflussi netti globali. I net inflow degli Etf a reddito fisso sono saliti a un ritmo del 13%, con oltre 68 miliardi di dollari di nuovi afflussi.
iShares si è confermata leader di mercato dei prodotti fattoriali e Smart beta, con una gamma globale di 142 Etf Smart beta, a fine 2017, e un Aum di punta pari a 108 miliardi dollari.
Gli Etf Ucits acquistati da investitori europei, asiatici e latinoamericani, hanno assistito a una crescita organica del 15%, registrando un record di flussi netti pari a 41 miliardi di dollari.
A fine 2017, iShares Europa ha così superato i 300 miliardi di dollari di Aum, chiudendo l’esercizio a quota 359 miliardi.

Quali fattori hanno contribuito a una così forte espansione dell’industria degli Etf nello scorso anno?
Ci sono essenzialmente tre ragioni che possono spiegare la crescita globale degli Etf nel 2017. Innanzitutto, non si può trascurare il fatto che i mercati finanziari hanno avuto un andamento particolarmente positivo, che ha influito sulle performance, e dunque sull’aumento degli asset, smobilitando una significativa parte di liquidità che è rientrata nei prodotti d’investimento, fra cui gli Etf, di natura sia azionaria sia obbligazionaria.
In secondo luogo, negli Stati Uniti, lo strumento Etf è davvero entrato, ormai, come componente core nei portafogli degli investitori privati, quindi under advisor, sia con finalità d’investimento sia per fini previdenziali.
Il terzo punto riguarda i vari regolamenti che le autorità preposte di molti Paesi hanno messo a punto per una maggiore tutela, principalmente, dell’investitore privato, varate nel corso degli ultimi anni. Senza entrare nei singoli dettagli, basti pensare alla Retail Distribution Review (Rdr), che da alcuni anni è stata introdotta nel Regno Unito, e poco dopo nei Paesi Bassi, oppure alla direttiva europea MiFID II, che dal 3 gennaio di quest’anno è ufficialmente operativa; inoltre, non mancano esempi negli Stati Uniti e in Svizzera, per esempio, che hanno contribuito a rendere il mercato finanziario più trasparente e più efficiente, anche in termini di costo.

Quali saranno gli impatti della MiFID II sull’industria del risparmio gestito e sugli investitori?
In primo luogo, mi piace sottolineare che i sopra citati interventi dei regolatori nell’industria dell’asset management sono stati disposti e attuati a seguito di una presa di coscienza della necessità di un cambiamento a vantaggio della trasparenza nei confronti degli investitori. Non sono scaturiti da eventi negativi, come in passato è accaduto con i derivati, per esempio.
Autorità quali la Esma, in Europa, hanno aiutato a far emergere una significativa quota di investimenti passivi, che prima erano distribuiti come attivi, con una conseguente sensibile riduzione delle commissioni di gestione, a tutto vantaggio degli investitori. Non solo, adesso le strategie incorporate nei prodotti dedicati al retail come agli istituzionali, dai fondi ai mandati, hanno guadagnato anche in termini di trasparenza su tutta la catena dei costi (dalle management e performance fee alle spese di distribuzione), nonché sugli obiettivi d’investimento prefissati.
Le grandi reti e banche, con la MiFID II, saranno spinte a collaborare maggiormente con noi Etf provider, per mantenere una certa redditività, perché gli investitori avranno più scelta e a minor costo, rispetto al passato, e sono più consapevoli dei numerosi benefici apportati dagli Etf, ormai sotto gli occhi di tutti. Penso, ad esempio, a prodotti quali le gestioni patrimoniali, i fondi di fondi, le unit linked, gli strutturati.

Come è evoluto il mercato degli Etf in Europa, e quali benefici potrà avere dalla nuova direttiva europea?
L’industria degli Etf, negli ultimi due/tre anni, è stata portavoce di molte innovazioni, sia in termini di copertura di asset class sia di strategie, tali da consentire a un gestore di poter davvero costruire un portafoglio completo con soli Etf. Basti pensare all’evoluzione sui temi d’investimento, passata da un mero accesso a società che operano nei settori dell’acqua, della silvicoltura, della tecnologia, all’esposizione mirata di aziende specializzate nell’automazione e robotica, nella digitalizzazione, nelle innovazioni sanitarie o nella copertura dei beni e servizi dedicati alla popolazione più anziana (i cosìddetti megatrend).
Guardando alle strategie d’investimento, i primi fondi fattoriali e multifattoriali sono stati proprio degli Etf, classificati come Smart o Alternative beta, e sono già pronti a essere utilizzati per proporre approcci di tipo market neutral. Anche sul fronte del reddito fisso sono arrivati nuovi prodotti che hanno ampliato sia l’universo investibile (es. con i bond convertibili o a tasso variabile) sia le strategie implementabili, grazie a nuovi Etf, per esempio, a controllo della duration o con la copertura del rischio tassi.
Da una parte, dunque, c’è stata un’espansione dell’offerta prodotto che ha permesso l’accesso a nuove e specifiche asset class, dall’altra si è assistito a un consolidamento del mercato, sia per numero di operatori, con alcune importanti acquisizioni, sia con l’aggregazione di share class tra Etf correlati a benchmark equivalenti, nonché alla chiusura di quegli Etf che non hanno riscontrato sufficiente interesse da parte degli investitori. Con la riduzione dei Ter, infatti, è sempre più importante poter disporre di economie di scala, che consentano, da una parte di mantenere efficiente l’Etf, dall’altra di aumentarne la distribuzione, per incrementare gli Aum.
Con la MiFID II, si apriranno nuove collaborazioni con le case prodotto (banche, Sim, Sgr), che impiegheranno i più economici e versatili Etf per soluzioni di asset allocation nei servizi di consulenza fee only e nelle gestioni patrimoniali, ma l’impatto maggiore, in termini di masse, si avrà sui mandati istituzionali, a fini previdenziali e non.

Quali sono i principali trend che cavalcherete nel 2018, oltre ai tradizionali prodotti core di punta?
In Europa, e soprattutto in Italia, al di là di quello che è il filone Smart beta, riteniamo che il tema ESG potrà avere un’importante crescita, in futuro. Il nostro Paese, per qualche motivo che mi è ignoto (ma ipotizzo per un generico basso livello d’informazione), è ancora indietro in questo tipo di approccio, nonostante le evidenze empiriche ne abbiano confermato la validità anche dal mero aspetto delle performance (si può investire in maniera sostenibile, senza rinunciare al rendimento). Un altro tema che si è diffuso ampiamente, lo scorso anno, e su cui continueremo a lavorare, è quello della copertura del rischio cambio. Lanceremo delle classi currency hedge sugli Etf core non ancora coperti e sui principali Etf che andremo a proporre agli investitori: sarà necessaria una particolare attenzione sul lato dei costi, perché la copertura ha un prezzo, tanto più elevato quando mira a essere massimamente efficiente.
Infine, credo che i megatrend rappresentino un’importante area di sviluppo, che potrebbe essere arricchita da altre specifiche esposizioni, in futuro. Nonostante siano investimenti più di nicchia, hanno un forte potenziale di crescita tra gli investitori, che prima non avevano modo di accedervi, se non tramite la ricerca e l’analisi delle singole aziende.