I driver di mercato passano dall'essere guidati da dinamiche di carattere macro a dinamiche di tipo micro, più legate all'equilibrio tra prospettive di crescita dei profitti aziendali e valutazioni di mercato. Non solo le valutazioni di alcuni segmenti del mercato appaiono elevate, ma in alcuni casi la leadership nel "momentum" di mercato sembra dipendere sempre più da ulteriori upgrade alle previsioni di crescita degli utili.
La narrativa legata alla sostenibilità del ciclo di capex da parte degli hyperscaler e la circolarità di molti di questi investimenti incontra momenti di forte incertezza quando arrivano segnali di un possibile rallentamento della domanda globale per componenti dell'ecosistema AI. La settimana scorsa, i risultati di Micron, che hanno poi battuto le attese, sono stati comunque un catalizzatore all'incertezza del mercato.
Il mercato azionario è al momento guidato da aggiustamenti nel posizionamento degli investitori, alcuni segnali di affollamento su titoli legati al tema dell'AI iniziano ad emergere e il rischio di concentrazione nei portafogli azionari ritorna centrale. L'indice S&P 500 Equal Weight batte le performance del classico indice S&P 500, mentre la buona performance dei mercati europei sottolinea l'allargamento a una nuova fase di mercato.
La centralità del rischio concentrazione si evidenzia nel forte rialzo della volatilità implicita sull'indice Nasdaq 100 rispetto al classico VIX, denotando come sia in essere una fase di copertura dei rischi specifici al settore tecnologico. Potenziali squilibri nel posizionamento di mercato comprendono sempre più anche alcuni segmenti dei mercati emergenti, dove molto spesso la concentrazione è accompagnata da eccessiva leva finanziaria come stiamo vedendo sul mercato degli Etf a leva in Corea.
Le pressioni sui consumatori si attenuano, i rischi di contrazione dei redditi disponibili reali e di stagflazione diminuiscono in maniera decisa in parallelo al netto ribasso del prezzo del petrolio. Nonostante la volatilità sia ancora elevata nei negoziati tra Usa e Iran, il prezzo dei future sul Brent sulle scadenze più vicine è sceso velocemente riportando la curva a termine su livelli sostenibili. Il flusso commerciale nello stretto di Hormuz torna circa al 60/ 70% del livello normale, lo spread tra WTI e Brent si conferma in netto calo ed è sempre più chiaro come il traffico "nascosto" sia stato sottostimato dai normali metodi di tracciamento mercantile nelle scorse settimane.
Gli aggiornamenti al contesto ciclico confermano quel potenziale di resilienza che porta già segnali di ripresa dopo lo shock geopolitico; in settimana monitoriamo il dato sull'occupazione americana.
Gli indici PMI hanno descritto un rialzo ben impostato nel ritmo di attività economica globale, tuttavia, rimangono segnali di rottura sulla filiera produttività che mantengono pressioni sui prezzi per lo meno nel breve periodo. In US l'indice dei prezzi PCE si è confermato elevato ma in linea con le attese, mentre nell’Eurozona un buon impulso di crescita è confermato dal miglioramento nella fiducia dei consumatori.
(Analisi a cura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco)