06 luglio 2026
Estati bollenti, guerre e elettroni
Ondata di caldo e conflitti internazionali mettono sotto stress reti e produzione energetica europee, rilanciando l'elettrificazione: le rinnovabili e le opportunità d'investimento in infrastrutture e batterie secondo UBS
L’ondata di caldo registrata a giugno ha portato le temperature fino a circa 40°C in gran parte dell’Europa, stabilendo nuovi record in molti Paesi e costringendo alla chiusura di scuole e alla sospensione di trasporti e servizi.
L’impatto si è esteso anche ai sistemi energetici: in Francia, EDF ha ridotto la produzione nucleare a causa dell’aumento della temperatura dei fiumi, mentre nel Regno Unito cinque centrali a gas hanno limitato la produzione per difficoltà nel raffreddamento degli impianti.
Secondo dati Montel, durante il picco dell’ondata di calore, un indice dei prezzi dell’energia elettrica in Germania è aumentato di oltre sei volte tra mezzogiorno e le 20, in concomitanza con il calo della produzione solare e l’aumento della domanda per il raffrescamento.
Queste tensioni si sommano a quelle di natura geopolitica, con le guerre in Ucraina e Iran che hanno messo in luce la vulnerabilità europea derivante dalla dipendenza dai combustibili fossili di importazione.
Sebbene negli ultimi due anni il tema della transizione energetica sia stato meno sotto i riflettori, si tratta di un progetto di lungo termine che, proprio a causa di caldo e guerre, sta riportando l’elettrificazione nel radar degli investitori.
Per esempio, in risposta agli elevati costi di benzina e diesel, in Europa le immatricolazioni di veicoli elettrici sono cresciute del 34% su base annua in aprile, dopo un +51% annuo in marzo.
La diffusione dell’intelligenza artificiale rafforza questa tendenza, poiché i data center sono energivori. Secondo la Statistical Review of World Energy dell'Energy Institute, nel 2025 la domanda di elettricità dei data center è aumentata del 20% a livello globale, con una crescita del 26% negli Stati Uniti, del 20% in Cina e del 10% in Europa.
Inoltre, la regolamentazione, soprattutto in Europa, che punta alla neutralità climatica entro il 2050, spinge verso la decarbonizzazione anche tramite l’utilizzo dei “carbon credit”, ossia certificati scambiati tra società che hanno un impatto positivo e quelle più inquinanti.
Dal 2014 al 2024, il consumo di elettricità nell’UE è aumentato di circa il 7%, passando da circa 3.100 TWh a circa 3.350 TWh, con una accelerazione nei settori residenziale e dei trasporti grazie all’espansione delle pompe di calore e delle auto elettriche.
Oltre agli aspetti ambientali, aumentare la generazione di elettricità tramite fonti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico) consente di stabilizzare i prezzi favorire l’indipendenza strategica e la competitività industriale. Nel 2024, le rinnovabili rappresentavano già circa la metà del mix di generazione elettrica europeo.
Il mercato dei pannelli fotovoltaici ha registrato una crescita significativa: la capacità installata è passata da 90 GW nel 2014 a circa 300 GW nel 2024, un salto di oltre il 12%. Germania, Spagna e Italia guidano il settore, mentre la Francia si è concentrata maggiormente sul nucleare.
Il mercato delle batterie, cruciale per la gestione dell’intermittenza delle fonti rinnovabili e per la mobilità elettrica, è passato da meno di 5 GWh installati nel 2014 a circa 65 GWh nel 2024, anche se la dipendenza da fornitori asiatici rimane significativa.
Nei prossimi anni, la domanda di elettricità nelle economie avanzate dovrebbe crescere del 2/3% l’anno, a un ritmo superiore rispetto al resto dell’economia. A livello globale, la quota dell’elettricità sul totale di energia consumato è attesa in crescita dal 20% attuale al 50% nei prossimi 25 anni.
Tuttavia, nonostante la rapida espansione, soprattutto in un contesto di aumento dei consumi elettrici, appare difficile che le rinnovabili da sole possano consentire di raggiungere gli obiettivi di contenimento delle emissioni di CO₂.
Per questo motivo si registra un crescente interesse verso il nucleare, che secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) rappresenta oggi circa il 10% della produzione di elettricità a livello mondiale. Al momento circa 60/65 reattori nucleari sono in costruzione a livello mondiale, di questi 22 in Cina, nove in India e quattro in Turchia.
Le utility europee hanno beneficiato di questa trasformazione: il fatturato aggregato dei principali operatori (Enel, Iberdrola, EDF, E.ON, RWE) è cresciuto di circa il 35% in dieci anni, superando i 450 miliardi di euro nel 2023 (oltre 600 miliardi considerando anche altri grandi gruppi), grazie all’aumento dei consumi, agli investimenti nelle rinnovabili e alla digitalizzazione delle reti.
La Commissione Europea stima che saranno necessari investimenti per 1.200 miliardi di euro nel sistema elettrico, tra generazione e reti. La transizione energetica e l’elettrificazione continueranno nei prossimi anni e, probabilmente, vivranno un’accelerazione, richiedendo nuove infrastrutture, materiali come il rame e creando crescenti opportunità per gli investitori.
(Analis a cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer, UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia)