Nonostante i recenti shock dei prezzi dell’energia, l’inflazione delle economie emergenti è rimasta sotto controllo. Nella regione, l’inflazione è salita al 3,8% dal 2,8% circa registrato prima del conflitto tra Stati Uniti e Iran, cioè solo il 30% circa dell’aumento dell’inflazione osservato durante la guerra russoucraina del 2022 (dati aggiornati al 31 maggio 2026). Il carovita è aumentato soprattutto in Asia, mentre nei Paesi emergenti europei e latinoamericani è stato molto più contenuto. Anche la modesta reazione dei mercati valutari ha contribuito a contenere le aspettative inflazionistiche, limitando il rischio di effetti a catena.
I prezzi dell’energia hanno registrato un calo significativo rispetto ai picchi recenti, riducendo ulteriormente la possibilità di alimentare l’inflazione dei Mercati Emergenti. I prezzi del Brent e del gas europeo sono scesi rispettivamente di circa il 34% e 32% (al 22 giugno 2026), abbassando il rischio di un impulso inflazionistico prolungato. Inoltre, le dinamiche della domanda, che nel 2022 avevano creato una serie di difficoltà, questa volta sembrano più contenute: i mercati del lavoro stanno gradualmente rallentando, le aspettative di inflazione restano ancorate e diversi Paesi mantengono in vigore misure di sostegno all’economia, riducendo le probabilità di una riaccelerazione dell’inflazione guidata dalla domanda. Gli ultimi dati sul carovita hanno confermato questo scenario, con sorprese al ribasso osservate quasi ovunque e un calo medio di circa lo 0,2% rispetto alle aspettative (dati al 31 maggio 2026).
Valutazioni quantitative
Le valutazioni nei Mercati Emergenti partono da una posizione più solida rispetto al 2022. In generale, oggi i tassi reali offrono un buffer di oltre 100 punti base rispetto a quel periodo. La maggior parte delle Banche centrali dei Mercati Emergenti sta adottando un orientamento attendista, mentre solo alcune propendono per un approccio più conservativo attuando rialzi difensivi. Tuttavia, le aspettative continuano a essere disomogenee tra un Paese e l’altro ed è proprio da questa dispersione che emerge valore aggiunto.
Le opportunità sulla parte a breve termine della curva si riscontrano in mercati, come in India e Messico, dove il pricing lascia ancora prefigurare aumenti aggressivi, mentre la duration può risultare più allettante in Paesi, quali Brasile e Ungheria, le cui Banche centrali hanno la volontà e la capacità di allentare la politica monetaria, in quanto le sorprese inflazionistiche rimangono contenute e i fattori favorevoli idiosincratici si rafforzano.
Su base prospettica, i tassi reali di diversi Mercati Emergenti si confermano interessanti rispetto a quelli dei Mercati Sviluppati e offrono un extra rendimento significativo (vedi grafico seguente).
Nel 2026 i tassi reali EM offrono un margine di sicurezza rispetto al 2022

Fonte: Bloomberg, al 28 febbraio 2026.
Fattori tecnici
A sei mesi dall’inizio dell’anno, i programmi di finanziamento 2026 di molti governi dei Mercati Emergenti sono in buon stato di avanzamento. L’attività di emissione tende a rallentare nei mesi estivi, ma il contesto tecnico permane favorevole.
Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
Il debito dei Mercati Emergenti continua a offrire diversificazione e rendimenti reali appetibili, mentre la resilienza di questa classe di attivo rispetto al recente shock petrolifero è un segnale costruttivo. Poiché l’inflazione sorprende al ribasso e le Banche centrali seguono strade diverse, si scorge valore nel segmento a breve termine della curva, dove si scontano aumenti aggressivi dei tassi; la duration selettiva risulta più interessante laddove il quadro inflazionistico consente alle autorità di mantenere i tassi invariati o di avviare una manovra di allentamento monetario.
(Analisi a cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management)