15 luglio 2026
Per gli strategist di Natixis IM, l’IA trainerà i mercati nel secondo semestre, nonostante incertezza geopolitica e inflazione persistente
Ne è convinto il 91%, mentre l’88% crede che gli incrementi di produttività derivanti dall’IA si tradurranno in maggiori utili societari e il 67% prevede che l'azionario Usa registrerà una performance superiore alla media
Gli investitori si apprestano ad affrontare la seconda metà del 2026 alle prese con un’ampia gamma di potenziali rischi, dal conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran alla volatilità dei mercati energetici, fino all’inflazione persistente; ciononostante, nove su dieci (91%) tra gli strategist di Natixis sono ottimisti sul fatto che l’Intelligenza Artificiale (IA) sarà il fattore chiave che determinerà l’andamento dei mercati nella seconda metà del 2026.
Dei 33 strategist di mercato, gestori di portafoglio, analisti di ricerca ed economisti del gruppo, l’88% prevede un’accelerazione del settore dell’IA, mentre solo il 12% ritiene che nella seconda metà dell’anno scoppierà la bolla. Tuttavia, nonostante l’ottimismo, gli strategist di Natixis conservano cautela nei confronti dell’IA, data la natura dirompente di questa tecnologia: il 79% ritiene infatti che la volatilità alimentata dai timori legati all’IA sia destinata a persistere e possa potenzialmente estendersi a settori diversi. Anche il rischio di concentrazione è fonte di preoccupazione: l’85% lo classifica come rischio medio o elevato nella seconda metà dell’anno, poiché solo sei o sette società operanti nel settore dell’IA generano una quota sproporzionata dei rendimenti di mercato.
Inflazione e rischio geopolitico
L’inflazione continua a essere persistente all’inizio del secondo semestre, trainata dall’impennata dei costi energetici legata alla tensione tra Stati Uniti e Iran. Nel complesso, il 97% degli strategist la considera tra i principali rischi (il 70% come medio e il 27% come elevato) nella seconda metà di quest’anno, un notevole aumento rispetto al 79% registrato nella stessa domanda del sondaggio dello scorso anno. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran è stato un catalizzatore chiave dell’impennata dell’inflazione nella prima metà dell’anno, con la chiusura dello Stretto di Hormuz che ha raddoppiato i prezzi del petrolio. Sebbene un memorandum d’intesa congiunto tra Stati Uniti e Iran abbia contribuito ad alleggerire i costi energetici, tale sollievo potrebbe essere temporaneo. Gli strategist di Natixis non considerano la guerra con l’Iran un episodio isolato. Nella seconda metà dell’anno, il 70% ritiene che un’escalation del conflitto possa rappresentare un rischio fondamentale, il 64% ritiene che possa insorgere un nuovo conflitto geopolitico e due terzi (67%) affermano che si tratti della conferma di un riallineamento dell’ordine mondiale. Quasi otto strategist su dieci (79%) mettono in guardia da una nuova crisi energetica nel secondo semestre, data la potenziale minaccia di una nuova chiusura delle rotte marittime.
Guardando più in avanti, le conseguenze potrebbero non essere tutte negative. Oltre due terzi (67%) ritengono che la guerra finirà per fungere da catalizzatore per un aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili e non si aspettano che i prezzi dell’energia tornino ai livelli estremi registrati all’inizio dell’anno. L’82% ritiene che i prezzi del petrolio abbiano già raggiunto il picco, mentre nessuno si aspetta che tornino ai minimi registrati all’inizio dell’anno.
Si attenuano i timori di recessione
Gli strategist di Natixis sono meno preoccupati per il rischio di recessione quest’anno: solo il 3% lo considera elevato, mentre il 27% lo valuta come un rischio medio, rispetto a un totale del 62% che, nel sondaggio dello scorso anno, aveva classificato la recessione come un rischio medio o elevato.
Quest’anno, gli strategist sono più preoccupati per i fattori che stanno ridefinendo il panorama economico. Per quanto riguarda la politica monetaria, quasi sei su dieci (58%) ritengono che la Fed manterrà invariati i tassi nel secondo semestre, mentre più della metà (52%) ritiene che gli aumenti dei tassi siano più probabili per la Banca d’Inghilterra, e circa tre quarti affermano lo stesso sia per la Bce (76%) che per la Banca del Giappone (76%). Meno della metà (45%) degli strategist di Natixis ritiene che un errore da parte di una Banca centrale rappresenti un rischio significativo nel secondo semestre.
Sul fronte commerciale, il 70% degli strategist afferma che i dazi sono ormai una caratteristica a lungo termine del commercio, e quasi nove su dieci (88%) vedono emergere opportunità dalla deglobalizzazione, man mano che le catene di approvvigionamento diventano sempre più regionali. Quasi otto su dieci (79%) ritengono che la guerra in Iran intensificherà la concorrenza tra Stati Uniti e Cina, ma l’85% ritiene che l’economia cinese rimarrà resiliente.
Jack Janasiewicz, Portfolio Manager, Natixis Investment Managers Solutions, ha commentato: "La prima metà del 2026 ha mostrato un contesto difficile per gli investitori, chiamati a gestire le pressioni contemporanee derivanti dalle turbolenze geopolitiche, dall’inflazione persistente e dallo shock energetico. Sebbene i timori di recessione si siano attenuati, l’inflazione rimane un rischio persistente, insieme alle tensioni geopolitiche in corso. Tuttavia, nonostante queste difficoltà, i nostri strategist intravedono chiare opportunità e rimangono ottimisti in vista della seconda metà dell’anno, indicando in particolare l’intelligenza artificiale, l'azionario Usa e una prevista sovraperformance delle Large cap rispetto alle Small cap. In definitiva, gli investitori devono guardare oltre le turbolenze a breve termine e posizionarsi in modo da cogliere queste opportunità".
L’ascesa del settore della difesa
Il settore della difesa ha tratto vantaggio dalle recenti incertezze geopolitiche; di conseguenza, sette strategist su dieci (70%) ritengono che il settore sia destinato a beneficiare di elementi di supporto significativi derivanti dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. Nel complesso, il 52% ritiene che i titoli del settore della difesa trarranno vantaggio dall’aumento della spesa a livello globale, in leggero calo rispetto alla stessa domanda dello scorso anno, quando il 59% condivideva questa view di settore.
In Europa, la difesa (24%) si colloca al secondo posto tra i settori più apprezzati; sebbene si tratti di un calo di fiducia rispetto allo stesso sondaggio di un anno fa (47%), è chiaro che permangono opportunità alla luce delle persistenti preoccupazioni in materia di sicurezza.
Si osserva inoltre un cambiamento nel modo in cui gli investitori definiscono la sostenibilità: quasi sei su dieci (58%) ritengono che la difesa debba essere considerata un investimento sostenibile, mentre l’88% crede che il dibattito sull’investimento sostenibile continuerà a essere divisivo, con oltre tre quarti (79%) che affermano che la sicurezza energetica determinerà il ritmo della transizione energetica.
Nuovi beni rifugio in un contesto di incertezza
Nel settore del reddito fisso, gli investitori stanno riconsiderando il concetto di sicurezza: quasi la metà (48%) degli strategist ritiene che il Treasury non sia più il bene rifugio di un tempo, mentre il 55% sostiene che il credito Investment grade potrebbe essere meglio posizionato per ricoprire tale ruolo. Fronte alternativi, due terzi (67%) degli strategist ritengono che un portafoglio diversificato con un'allocazione 60/20/20 supererà la tradizionale allocazione 6040 nella seconda metà dell'anno.
Le infrastrutture si distinguono come il settore chiaramente favorito in Europa, con tre strategist su dieci (30%) che si aspettano che generino i rendimenti più elevati. In una regione caratterizzata da una crescita più lenta e da una persistente incertezza economica, gli investitori sembrano attratti dai flussi di cassa stabili e dalla minore correlazione che le infrastrutture possono offrire. Il settore dell’energia e delle materie prime segue a distanza con il 15%, mentre il private credit (12%) e le strategie absolute return (12%) attirano l’interesse degli investitori alla ricerca di ulteriori fonti di reddito e diversificazione.
Di fronte all’incertezza geopolitica, ai timori di inflazione e alla volatilità dei mercati, gli investitori potrebbero essere spinti a ricorrere alla liquidità come alternativa percepita come più sicura rispetto ai mercati azionari e obbligazionari. Tuttavia, gli strategist di Natixis avvertono che la liquidità espone gli investitori al rischio di inflazione (67%) e potrebbe non offrire rendimenti sufficienti a soddisfare gli obiettivi a lungo termine (52%), il che significa che si potrebbero perdere rendimenti più interessanti presenti in altre parti del mercato (45%).
Le preoccupazioni sul private credit sono state sopravvalutate
Nonostante le recenti tensioni sui mercati del credito, oltre la metà (55%) degli strategist di Natixis ritiene che le preoccupazioni relative a questa asset class siano state sopravvalutate, mentre sette su dieci (70%) ritengono che i problemi siano isolati piuttosto che di natura sistemica. Inoltre, il 45% ritiene che i mercati abbiano assunto un atteggiamento eccessivamente negativo nei confronti del private credit. Gli strategist di Natixis sono particolarmente ottimisti riguardo al private credit in Europa. Più della metà (52%) ritiene che le opportunità offerte dal private credit siano migliori in Europa rispetto agli Stati Uniti e che le recenti preoccupazioni relative alla liquidità avranno un impatto limitato sulla domanda a lungo termine per questa asset class.
Le opportunità nel secondo semestre
Nonostante gli shock politici e macroeconomici, i mercati hanno dato prova di resilienza nel primo semestre del 2026, con l’S&P 500, l’Euro Stoxx 50 e il Ftse 100 che hanno tutti generato rendimenti modesti a una cifra. Sebbene il primo semestre sia stato caratterizzato da turbolenze geopolitiche e cambiamenti economici, gli strategist di Natixis continuano a puntare sui temi che hanno guidato i mercati negli ultimi due anni: due terzi (67%) prevedono una sovraperformance dei titoli azionari statunitensi, più di tre quarti (76%) ritengono che le Large cap supereranno le Small cap e l’82% preferisce i titoli Growth a quelli Value.
Guardando al futuro, il 42% degli strategist prevede che i mercati statunitensi registreranno i migliori ritorni nel secondo semestre del 2026, trainati dall’intelligenza artificiale e dalle Large cap Growth, in aumento rispetto al 29% che condivideva la stessa opinione lo scorso anno. Al contrario, il sentiment in Europa si è leggermente raffreddato quest’anno, poiché solo il 15% ritiene che l’Europa registrerà le migliori performance nel secondo semestre del 2026, rispetto al 38% dello scorso anno.
Gli strategist considerano il tech la principale fonte di rendimenti di mercato. Sia negli Stati Uniti che in Asia, quasi due terzi (61%) prevedono che il settore IT registrerà le migliori performance, mentre tutti gli altri settori si attestano al 10% o meno. L’Europa presenta un quadro più equilibrato: il settore finanziario è risultato il primo (27%), seguito da quello della difesa (24%) e da quello tecnologico (18%), il che suggerisce che gli investitori guardino alla diversificazione come strumento per affrontare un contesto caratterizzato da tassi più elevati. A differenza di altre regioni, gli strategist di Natixis individuano in America Latina i materiali (33%) e l’energia (27%) come principali driver di performance, il che riflette la domanda globale di materie prime e risorse naturali della regione, mentre il 12% punta sul settore industriale come leader.
L’IA come tema d’investimento a lungo termine
La view a lungo termine degli strategist di Natixis sull’IA sta cambiando, poiché la tecnologia è stata adottata su scala sempre più ampia e si è radicata sempre più profondamente nelle aziende. Nel complesso, il 97% ritiene che l’IA genererà benefici di secondo e terzo ordine man mano che la narrativa sull’IA si espanderà oltre le aziende che scrivono il codice, producono i chip e realizzano le infrastrutture a supporto della tecnologia. Quasi nove su dieci (88%) ritengono che gli incrementi di produttività derivanti dall’IA si tradurranno in maggiori utili aziendali. Gli strategist considerano sempre più l’IA come un investimento a più lungo termine, con solo il (45%) che si aspetta di vedere un ritorno sull’investimento in Capex per l’IA entro il prossimo anno. Tuttavia, vi sono alcuni benefici più immediati, poiché oltre la metà (52%) degli strategist di Natixis afferma che le Ipo nel settore dell’IA potrebbero aumentare la liquidità nel private equity.
(Analisi a cura di Dave Goodsell, Executive Director, Natixis Center for Investor Insight presso Natixis Investment Managers)