22 luglio 2026

La Banca centrale europea entra in azione

Tre punti chiave dell’analisi di Robeco: i) la Bce alza i tassi dopo che le nuove proiezioni dello staff indicano un'inflazione Core più elevata; ii) i prezzi dell'energia si allontanano dallo scenario avverso; iii) la curva dei rendimenti si stabilizza dopo il precedente appiattimento

Nella riunione dell'11 giugno il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce) ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Il rialzo è stato motivato dall'aumento dei rischi inflazionistici derivanti dall'impennata dei prezzi dell'energia. Gli esperti della Bce hanno segnalato il rischio che le pressioni inflazionistiche si estendessero oltre il comparto energetico, prevedendo un'inflazione Core del 2,5% sia nel 2026 sia nel 2027, nello scenario di base. L'obiettivo del rialzo era contenere questi effetti di secondo impatto (second round effect) e mantenere le aspettative di inflazione di medio termine in prossimità dell'obiettivo del 2% della Bce.

Prevediamo al massimo un ulteriore rialzo di 25 punti base nel corso dell'anno. Per la riunione del 23 luglio ci aspettiamo che la Bce lasci invariati i tassi. Un aumento di 25 punti base a settembre resta un rischio concreto, ma non rappresenta uno scenario già definito. La possibilità di evitare un ulteriore irrigidimento dipenderà probabilmente in larga misura dall'evoluzione dei prezzi dell'energia nei prossimi mesi. Non condividiamo invece il fatto che il mercato attribuisca una probabilità quasi certa a un rialzo dei tassi nel mese di dicembre.

I membri del Consiglio direttivo della Bce ritengono che l'economia dell'Eurozona sia in grado di assorbire tassi di interesse leggermente più elevati. Questa è l'impressione che emerge anche dal discorso introduttivo della presidente Christine Lagarde al Forum di Sintra. Lagarde ha espresso una valutazione piuttosto positiva sulla resilienza dell'economia dell'area Euro, in linea con le proiezioni dello staff della Bce, che prevedono una crescita dell'1,2% nel 2027. A nostro avviso, si tratta di una previsione eccessivamente ottimistica.

Quest'anno l'economia potrebbe ancora beneficiare di uno stimolo fiscale pari a circa lo 0,5% del Pil. Tuttavia, tali effetti sono destinati ad attenuarsi il prossimo anno, mentre le prospettive di crescita continuano a essere frenate dall'aumento dell'incertezza legata alle catene di approvvigionamento e al commercio internazionale, nonché dalla debole crescita dei redditi delle famiglie.
Riteniamo che sarebbe sufficiente un irrigidimento monetario contenuto per contenere eventuali nuove pressioni inflazionistiche e dubitiamo che l'economia dell'Eurozona sia in grado di sostenere un tasso sui depositi superiore al 2,5%.

Questo scenario della Bce non è particolarmente restrittivo (hawkish), ma suggerisce comunque che un ritorno ai livelli dei tassi di interesse di febbraio sarà difficile. Di recente i Bund hanno registrato un rialzo, con i rendimenti in calo in linea con la discesa dei prezzi dell'energia. Con il rendimento del Bund decennale ora vicino al 2,85%, il potenziale per un ulteriore calo dei rendimenti appare limitato. Anche a febbraio, quando il mercato ipotizzava ancora possibili tagli dei tassi da parte della Bce, il rendimento del decennale aveva trovato un livello di supporto intorno al 2,65%.

Poiché riteniamo probabile che i tassi della Bce rimangano all'interno di un intervallo relativamente stabile, ci aspettiamo margini di movimento limitati per la curva dei rendimenti dell'area Euro. Continuiamo tuttavia a individuare alcune opportunità di valore relativo, ad esempio nelle strategie di irripidimento del tratto 2/5 anni della curva (2s5s steepener), dopo il marcato appiattimento registrato negli ultimi mesi.
(Analisi a cura di Rikkert Scholten, Global Macro Strategist di Robeco)