Le società di Digital Asset Treasury (DAT) sono emerse come uno dei trend più significativi del 2025 e si prevede che queste aziende arriveranno a detenere oltre 250 miliardi di dollari in asset digitali entro la fine del 2026; un aumento di circa il 130% rispetto agli attuali 110 miliardi di fine 2025. Avendo superato il milione di Bitcoin detenuti complessivamente, le DAT stanno diventando un punto di accesso istituzionale al mercato, offrendo agli investitori un'esposizione regolamentata tramite le loro azioni quotate sulle principali borse globali.
Si tratta di un modello di business che sta evolvendo rapidamente. Ad oggi, le DAT non Bitcoin, ovvero che non presentano la principale delle criptovalute nelle loro riserve, rappresentano oltre il 22% del valore totale di questo mercato, pari a più di 25 miliardi di dollari, con emissioni di titoli che hanno come sottostante le altcoin che generano i rendimenti maggiori, assieme ai network “proof of stake” come Ethereum e Solana. Queste società sono passate dall'essere dei detentori passivi a generatrici di reddito onchain tramite staking, restaking e lending.
Una crescita così rapida porterà però anche nuove sfide: fasi di mercato ribassiste, costo del debito più elevato o un afflusso di rendimenti più irregolare rispetto al passato potrebbero generare una forte pressione, soprattutto sugli operatori più piccoli, causando così l'uscita dal settore di un certo numero di player e un suo accentramento e consolidamento. In particolare, le DAT di fascia inferiore rischiano di essere acquisite da quelle più grandi, soprattutto quando sono costrette a fare trading a sconto rispetto al Nav per periodi prolungati. Infatti, non tutte le DAT dispongono di una struttura del capitale adeguata, di strategie di acquisto di asset solide o di figure di riferimento del calibro di Michael Saylor o Tom Lee, in grado di sostenere la narrativa necessaria per continuare a raccogliere capitali.
Per questo, come 21shares, riteniamo che questo segmento sia destinato a crescere esponenzialmente, ma anche che molte delle società che vi operano non sopravvivranno nel lungo periodo. Pertanto, è lecito aspettarsi che sul mercato si affermi un gruppo più ristretto di grandi operatori dominanti, dalla capitalizzazione solida, con un'offerta di titoli diversificata e in grado di fare da ponte tra il capitale tradizionale e l'economia cripto.
(Analisi a cura di Eliézer Ndinga, Head of Research di 21Shares)