29 luglio 2026

Il settore tech alimenta il momentum delle obbligazioni convertibili

La ripresa delle obbligazioni convertibili dopo la flessione registrata all’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe proseguire, qualora persista la propensione al rischio, rileva un’analisi di State Street; le emissioni del settore tecnologico hanno dato sostegno al comparto

Finora, quest’anno è stato impegnativo per gli investitori obbligazionari. Le obbligazioni hanno registrato rendimenti negativi proprio quando erano necessarie come copertura contro le flessioni dei mercati azionari di marzo. Successivamente, l’azionario ha recuperato, mentre l’obbligazionario ha continuato a incontrare difficoltà: i rendimenti totali del Bloomberg Global Aggregate Index senza copertura valutaria nel primo semestre sono prossimi allo zero.

Aggiungere un’esposizione azionaria a un portafoglio obbligazionario può sembrare una contraddizione, ma quest’anno sarebbe stato vantaggioso. Le obbligazioni convertibili hanno reso quasi il 16% nel primo semestre dell’anno. Sebbene la debolezza del mercato azionario e l’aumento dei tassi abbiano pesato sulla performance a marzo, il delta relativamente elevato delle obbligazioni convertibili ha rappresentato un forte motore di rendimento quando, in seguito, i mercati azionari hanno recuperato. Allo stesso tempo, la durata relativamente breve delle obbligazioni convertibili ha limitato l’impatto dei movimenti e delle aspettative di rialzo dei tassi.

Il ruolo dei titoli del tech nel trainare i rendimenti riflette ampiamente l’andamento dei mercati azionari da inizio anno. L’opportunità non si è limitata al settore tecnologico statunitense: anche i titoli asiatici avevano registrato guadagni significativi.
Anche gli elevati livelli di nuove emissioni hanno contribuito. Gli alti tassi di finanziamento e i solidi rendimenti azionari hanno spinto molti emittenti verso il mercato delle obbligazioni convertibili. Le esigenze di investimento nell’intelligenza artificiale del settore tecnologico hanno alimentato l’offerta. Queste obbligazioni hanno registrato una performance solida e hanno rappresentato una fonte di rendimenti positivi.
Con una domanda che rimane robusta e gli investimenti legati all’intelligenza artificiale che proseguono, questa dinamica favorevole potrebbe persistere nella seconda metà dell’anno.

Delta: elevato, non eccessivo
La forza del rally azionario aveva determinato un aumento del delta, ossia della sensibilità dei prezzi delle obbligazioni convertibili ai movimenti del titolo azionario sottostante. Il Ftse Qualified Global Convertible Index presenta attualmente un delta pari a 58,9 (vedi grafico 1), superiore alla sua media di lungo periodo di 46,4. Tuttavia, rimane all’interno dell’intervallo che associamo a un equilibrio tra il potenziale di rialzo dell’azionario e la protezione al ribasso offerta dalle obbligazioni. È inferiore al picco registrato nel 2021, pari a 67,1, e al recente massimo di febbraio, precedente al conflitto tra Stati Uniti e Iran, pari a 62,8.

Grafico 1: Il delta del Ftse Qualified Global Convertible Index è elevato, ma non al suo picco



Fonte: State Street Investment Management, Bloomberg Finance L.P., al 31 maggio 2026.


Diversi fattori strutturali contribuiscono a evitare che il delta aumenti in misura significativa:
·        Storicamente, la solida performance azionaria ha spinto il delta verso l’alto. Tuttavia, il Ftse Qualified Global Convertible Index limita al 4% il peso di ciascun emittente. Dopo un forte rally azionario, le posizioni più consistenti tendono a essere rappresentate dai titoli con il delta più elevato; pertanto, il limite produce l’effetto concreto di ridurre la concentrazione del delta.
·        Il ribilanciamento dell’indice tende generalmente a moderare il delta complessivo, poiché le obbligazioni meno recenti e con un delta più elevato escono dall’indice e vengono sostituite da nuove obbligazioni con un delta inferiore. Ad esempio, il ribilanciamento dell’indice di giugno 2026 ha ridotto il delta medio di quasi un punto.
·        I riacquisti (buyback) hanno rappresentato una caratteristica recente del mercato. Gli emittenti che intendono gestire il proprio bilancio spesso riacquistano obbligazioni convertibili fortemente” in the money” e caratterizzate da un delta elevato, determinandone l’uscita dall’indice.
(Analisi a cura di Jason Simpson, Senior Fixed Income ETF Strategist di State Street Investment Management)