Le azioni statunitensi hanno archiviato una delle settimane più forti dell'anno. Nella settimana conclusa il 7 agosto, il Nasdaq 100 è salito del 5,1%, mentre l’S&P 500 e il Russell 2000 hanno guadagnato circa il 3,5% ciascuno. La performance è stata guidata dai produttori di chip per l'IA, dagli hyperscaler e dalle società di networking, con i settori ciclici che hanno superato i difensivi, mentre i rendimenti dei Treasury Usa a 10 anni si sono attestati a quasi 10 punti base sotto il picco del 31 luglio.
L’inversione positiva del momentum può essere attribuita a tre fattori, principalmente.
In primo luogo, la stagione delle trimestrali negli Stati Uniti si sta rivelando particolarmente solida e diffusa: l'87% delle società dello S&P 500 ha superato le stime di utile nel secondo trimestre e il Russell 3000 registra una crescita mediana degli utili del 15%, il livello più alto dal 2021. La crescita degli utili negli Stati Uniti sta superando le medie storiche sia in termini di ampiezza che di entità, creando un rischio al rialzo rispetto alla nostra previsione di crescita degli utili dell’S&P 500 del 20% per quest’anno. Non si tratta solo di una realtà statunitense: le società europee sono destinate a registrare la performance più forte in oltre tre anni, mentre l’Asia dovrebbe beneficiare della robusta domanda di hardware per l’intelligenza artificiale e di una ripresa ciclica, che a nostro avviso potrebbe determinare un aumento del 72% degli utili in Asia (escluso il Giappone) quest’anno.
In secondo luogo, i dati macroeconomici statunitensi supportano uno scenario base che vede la Federal Reserve mantenere i tassi invariati per l'anno in corso. Il prossimo rapporto sull’IPC di luglio costituirà un test importante per la nostra tesi, ma i dati del rapporto sull’occupazione di luglio della scorsa settimana, inferiori alle attese, insieme alle revisioni al ribasso dei dati precedenti, rafforzano l’evidenza che la pressione sul mercato del lavoro si sta allentando anziché intensificarsi. Il nostro scenario di base rimane quello di una Fed che manterrà i tassi invariati quest’anno, mentre i mercati continuano a scontare un rischio eccessivo di un ulteriore inasprimento. Oltre a rafforzare il sostegno ai titoli azionari, ciò avvalora anche la nostra preferenza per le obbligazioni di qualità a breve e media scadenza.
Infine, sul fronte geopolitico, i progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno ridotto i timori di un'escalation immediata. Un accordo duraturo e la riapertura definitiva dello Stretto di Ormuz rimangono incerti, con le ultime notizie di lunedì provenienti sia dall’Iran che dalla Casa Bianca che si presentano più complesse. Tuttavia, tutto sommato, prevediamo che i flussi energetici si riprenderanno gradualmente nel tempo, anche se il percorso verso questo risultato potrebbe rivelarsi accidentato.
Rimaniamo quindi ottimisti sui titoli azionari, sostenuti da utili solidi, da una partecipazione più ampia e da continui investimenti lungo tutta la catena del valore dell’intelligenza artificiale, sia negli Stati Uniti che a livello globale. Gli investitori con un’esposizione concentrata nel settore tecnologico statunitense potrebbero valutare di sfruttare l’attuale forza del mercato per diversificare verso l’Europa, l’Asia e alcuni settori ciclici selezionati.
Raccomandiamo inoltre di assicurarsi rendimenti elevati attraverso titoli a reddito fisso di qualità, in particolare obbligazioni a breve e media scadenza, dove gli alti rendimenti iniziali offrono un reddito interessante e un cuscinetto significativo contro ulteriori aumenti dei tassi. Riteniamo inoltre che alcuni titoli High yield e del credito dei mercati emergenti possano integrare queste allocazioni di base. Accanto alle azioni e al reddito fisso, gli investitori dovrebbero anche prendere in considerazione strategie basate sulle materie prime in generale e sulla preservazione del capitale per migliorare la resilienza complessiva del portafoglio.
Cosa ha attirato la nostra attenzione
Sui mercati valutari, lo yen è tornato in area 159,2 contro dollaro, cedendo circa la metà del guadagno (pari a quasi il 5%) registrato a seguito dell'intervento congiunto tra Stati Uniti e Giappone. Nonostante un netto calo delle posizioni speculative corte sulla valuta nipponica, il mercato ha ripreso a testare la determinazione dei responsabili politici.
La nostra opinione
L'intervento ha limitato i rialzi di breve termine del cambio Usd/Jpy, ma non ha modificato i driver fondamentali di debolezza della valuta nipponica, ovvero i tassi reali negativi e la prospettiva di una normalizzazione solo graduale da parte della Bank of Japan. Al di là della nostra visione sulla BoJ, i dati statunitensi in arrivo e la politica della Federal Reserve rimangono i fattori chiave di oscillazione, con l’indice dei prezzi al consumo (CPI) di questa settimana che costituirà un altro test a breve termine. Le nostre previsioni per il cambio Usd/Jpy vedono un target a 162 per settembre, 160 a dicembre e 158 per marzo e giugno 2027. Gli investitori con base in dollari possono prendere in considerazione la vendita del rischio di rialzo dell’Usd/Jpy a un mese a livelli pari o superiori a 163.
(Analisi a cura del Chief Investment Office GWM Investment Research di UBS)