03 settembre 2026

Debito dei mercati emergenti tra geopolitica, tassi d'interesse in movimento e valutazioni divergenti

L&G spiega come gli investitori dovrebbero gestire il debito dei mercati emergenti nel loro portafoglio tra una geopolitica in continuo mutamento, un'inflazione che torna a farsi sentire, valutazioni divergenti e un contesto globale molto diverso rispetto anche solo a pochi anni fa

Quali sono oggi le forze che oggi stanno maggiormente influenzando e che influenzeranno il debito dei mercati emergenti (EMD) negli ultimi mesi dell'anno? E come possono gli investitori adattare i loro portafogli?

Gli sviluppi in Medio Oriente
Quest'anno, i continui ribaltamenti della situazione mediorientale hanno rappresentato un driver fondamentale per l'andamento dei mercati. Le preoccupazioni sulle infrastrutture energetiche e sulle principali rotte commerciali hanno spinto al rialzo il prezzo del petrolio, che a sua volta ha fatto aumentare la volatilità e fatto nascere nuovi timori sull'inflazione, soprattutto dopo che numerosi tentativi di distensione si sono risolti in un nulla di fatto.
Dal punto di vista dei mercati emergenti, questo aumento del costo dell'energia ha creato una spaccatura ancora più profonda tra Paesi esportatori e Paesi importatori: gli Stati sovrani esportatori netti di Medio Oriente, America Latina e di altre aree più di frontiera hanno tratto vantaggio dal miglioramento degli indicatori fiscali, da saldi più solidi e da fondamentali creditizi rafforzati; fattori che hanno sostenuto sia gli spread sia l'andamento dei mercati locali. Al contrario, molti Paesi importatori di petrolio in Asia e in alcune aree dell'Africa hanno dovuto affrontare crescenti pressioni sui saldi delle partite correnti, sulle aspettative di inflazione e sui tassi di cambio. Ciò li ha resi più vulnerabili alle variazioni del sentiment globale di rischio e alla volatilità dei prezzi delle materie prime.

EM: fondamentali e valutazioni
Nonostante la crescente incertezza geopolitica, il debito degli EM ha mostrato una certa capacità di adattamento nel corso del primo semestre dell'anno, con un rendimento da carry interessante, fondamentali solidi e una forte domanda di rendimento che hanno continuato a sostenere questa classe di attivi.
Le riserve valutarie si mantengono solide in gran parte del panorama e l'accesso ai mercati internazionali dei capitali è rimasto robusto, consentendo anche a emittenti con rating più bassi e appartenenti ai cosiddetti "mercati di frontiera", inclusi diversi emittenti sovrani con rating CCC, come Benin, Camerun, Trinidad e Tobago, Angola e Repubblica Democratica del Congo, di accedere con successo al mercato obbligazionario. Inoltre, enti come il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale continuano a fornire sostegno ai paesi che affrontano difficoltà di finanziamento esterno.

Ci sono però anche fattori che generano una certa inquietudine e il primo è l'inflazione. I costi energetici più elevati hanno alimentato le pressioni sui prezzi in molti paesi, aggravati dalla debolezza delle valute locali. Non solo; l'aumento dei costi degli input agricoli e il rischio di perturbazioni legate alle condizioni meteorologiche potrebbero esercitare un'ulteriore pressione sui prezzi dei prodotti alimentari nella seconda metà dell'anno. Di conseguenza, diverse Banche centrali dei mercati emergenti hanno adottato un atteggiamento più cauto riguardo all'allentamento della politica monetaria, nonostante le prospettive di crescita più contenute.
Secondo i dati Bloomberg (aggiornati al 17 agosto), il debito in valuta locale dei mercati emergenti ha registrato un rendimento del 3,0% in termini di dollari da inizio anno, a fronte del 2,6% del debito sovrano in valuta forte e del 2,3% del debito societario in valuta forte degli stessi mercati. Questi rendimenti sono stati trainati principalmente dalla compressione degli spread, in particolare nei segmenti a rendimento più elevato, ma le valutazioni sono diventate più differenziate. Gli spread Investment grade si stanno avvicinando a livelli storicamente bassi, limitando il margine per un'ulteriore compressione, mentre permangano opportunità selettive nel segmento High yield.
Come L&G, anche dopo le recenti performance riteniamo che i rendimenti complessivi rimangano interessanti rispetto agli standard storici. Gli elevati rendimenti iniziali, i fondamentali solidi e il carry elevato dovrebbero continuare a sostenere l'EMD nonostante i periodi di volatilità del mercato.

Flussi e aspetti tecnici positivi
La domanda degli investitori per l'EMD è rimasta solida, nonostante valutazioni più elevate. I flussi dei fondi continuano a riflettere un forte interesse per questa asset class, tanto che dall'inizio dell'anno al 14 agosto 2026, gli afflussi netti nei fondi obbligazionari emergenti hanno raggiunto circa 31 miliardi di dollari.
Il contesto tecnico è stato inoltre sostenuto da un andamento positivo dei rating, con gli upgrade del credito sovrano che continuano a essere superiori ai declassamenti. Parallelamente, gli investitori si sono concentrati maggiormente sulla diversificazione per ridurre la concentrazione delle loro esposizioni, una su tutte quella verso l'azionario statunitense, offrendo un ulteriore sostegno agli asset degli EM.
Pertanto, gli emittenti hanno sfruttato le condizioni di mercato favorevoli, portando le emissioni obbligazionarie a livelli record nel primo semestre del 2026. A questo proposito, è importante notare come l'aumento dell'offerta sia stato prontamente assorbito dagli investitori, a conferma della solidità della domanda a sostegno di questa classe di attivi.

L'economia Usa
Oltre alla geopolitica, l'andamento dei rendimenti dei titoli dei Treasury statunitensi rimarrà probabilmente uno dei principali fattori determinanti per la performance del debito dei mercati emergenti. I mercati hanno iniziato il 2026 prevedendo un graduale ciclo di allentamento monetario da parte della Federal Reserve; tuttavia, la persistenza dell'inflazione, le preoccupazioni di natura fiscale e i rischi geopolitici hanno complicato tale scenario. Alla luce di ciò, gli investitori hanno continuato a scontare sempre di più la possibilità che la politica monetaria debba rimanere restrittiva più a lungo, qualora le pressioni inflazionistiche dovessero persistere.
In questo contesto, è improbabile che la duration rappresenti un motore significativo di rendimenti positivi. A differenza dei periodi passati, in cui il calo dei rendimenti dei Treasury offriva una spinta favorevole agli asset dei mercati emergenti, i rendimenti futuri dipenderanno probabilmente in misura maggiore dal carry, dalla selezione degli emittenti e dalle opportunità di valore relativo.

Implicazioni per gli investitori
Tutto quanto visto sopra ha chiaramente delle implicazioni sui portafogli che hanno una posizione verso l'EMD, soprattutto in un contesto più complesso e volatile, in cui l'attenzione si sposta dal beta di mercato alla generazione di alfa.
Il carry rimane fondamentale: con margini limitati per una compressione degli spread e incertezze riguardo ai benefici derivanti dalla duration, il carry sarà il principale motore dei potenziali rendimenti.
Una maggiore dispersione crea opportunità: è importante cercare occasioni per incrementare selettivamente il beta nei portafogli. Tuttavia, la divergenza tra Paesi e settori offre un terreno fertile per la gestione attiva. La nostra attenzione rimane quindi rivolta alla selezione del credito piuttosto che a un'ampia esposizione.
Preferenza per l'High yield rispetto all'Investment grade: gli emittenti coinvolti in processi di riforma e con fondamentali in miglioramento offrono un interessante rapporto rischio/rendimento.
Preferenza per titoli di credito a più breve scadenza: data la nostra cautela sulle prospettive dei rendimenti dei titoli di Stato Usa, riteniamo più opportuno cercare opportunità nel segmento a breve scadenza della curva dei rendimenti.
(Analisi a cura di Raza Agha, Head of Emerging Market Sovereign Strategy di L&G)