03 settembre 2026

Mercati ad agosto: crescita oltre le attese, ma cambiano i fattori chiave

La lettera settimanale di UBS Italia rivela che il vero focus degli operatori si sposta sulle modalitĂ  di finanziamento della crescita, sui rendimenti per assorbire un debito in aumento e sulle tempistiche di monetizzazione degli investimenti in IA

Agosto si chiude con i mercati ancora vicini ai massimi, ma i temi al centro dell’attenzione degli operatori sono cambiati. La crescita e gli utili del secondo trimestre sono stati nettamente migliori del previsto. Ora occorre capire come verrà finanziata la crescita, quale rendimento sarà necessario per collocare un debito sempre più ampio e quando gli investimenti nell’intelligenza artificiale si tradurranno in utili.

La geopolitica aggiunge ulteriore pressione. Washington ha intensificato la stretta economica sull’Iran, minacciando conseguenze anche per i Paesi che continuano a commerciare con Teheran. Finché lo Stretto di Hormuz rimarrà vulnerabile, il petrolio incorporerà un premio geopolitico e continuerà a trasmettere volatilità all’inflazione e ai rendimenti obbligazionari.

L’accordo appena annunciato tra Stati Uniti e Venezuela guarda invece al lungo periodo: prevede lo sviluppo di 17 giacimenti, con oltre 65 miliardi di barili di riserve, e un obiettivo iniziale di produzione superiore a 1,5 milioni di barili al giorno. Il progetto richiede quasi 100 miliardi di dollari di investimenti privati, infrastrutture da ricostruire e maggiore stabilità politica. Si tratta di un’intesa strategica, ma non sufficiente a neutralizzare nel breve periodo i rischi legati allo Stretto di Hormuz.

Negli Stati Uniti, le elezioni di metà mandato di novembre potrebbero consegnare la Camera ai Democratici e il Senato ai Repubblicani: uno degli scenari più frequenti nella storia recente. Un governo diviso renderebbe più complessi i negoziati di bilancio e potrebbe rallentare alcuni tagli alla spesa, ma difficilmente metterebbe a rischio le riduzioni fiscali già approvate o modificherebbe radicalmente la politica commerciale.

Tra pochi giorni si terranno in Germania alcune elezioni regionali. L’ascesa dell’AfD e possibili battute d’arresto per CDU/CSU e SPD potrebbero indebolire o rallentare alcune riforme strutturali. Il vero rischio sarebbe una crisi di governo capace di bloccare lo stimolo fiscale: uno scenario improbabile, ma non più del tutto trascurabile.

Intanto, il rialzo delle Borse sta diventando più ampio. Nel secondo trimestre, gli utili sottostanti dell’indice americano S&P 500 sono cresciuti di quasi il 35%. Non è più soltanto una storia di multipli elevati o di pochi campioni tecnologici: anche i titoli finanziari, il settore farmaceutico e i comparti ciclici stanno contribuendo ai risultati.
Per l’S&P 500, le stime sugli utili sono salite a 350 dollari per azione nel 2026 e a 400 dollari nel 2027. Se queste previsioni si realizzassero, il multiplo prospettico si troverebbe intorno a 20 volte: un livello non contenuto, ma più sostenibile di quanto potrebbe suggerire il solo andamento dell’indice.

Il rischio principale resta una delusione sul fronte dell’intelligenza artificiale (IA), sotto forma di una monetizzazione poco convincente o di una domanda per le infrastrutture inferiore alle attese. Inoltre, entro la fine del 2026, gli investimenti in conto capitale degli hyperscaler potrebbero superare i loro flussi di cassa operativi.
Riemergono così i timori legati al cosiddetto finanziamento circolare, in particolare dopo il coinvolgimento di NVIDIA e di alcune istituzioni finanziarie in grandi pacchetti destinati alle infrastrutture per l’IA.

Pur mantenendo una visione positiva sul tema dell’intelligenza artificiale, riteniamo opportuno aumentare la diversificazione dei portafogli azionari. La forte concentrazione degli indici, e di conseguenza di molti portafogli, nei grandi colossi tecnologici rende infatti importante ampliare l’esposizione anche ad altre aree geografiche e settori.
Il miglioramento, infatti, non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Nell’Eurozona ci attendiamo una crescita degli utili del 15%, sostenuta dalla ripresa della manifattura, dagli investimenti nell’elettrificazione e nella difesa e dalla rilocalizzazione delle produzioni. In Asia, escluso il Giappone, la crescita attesa è ancora più elevata.

Sui mercati obbligazionari, l’arrivo di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve segna una discontinuità. Il nuovo presidente intende ridurre il ricorso a indicazioni prospettiche dettagliate. Il principio è condivisibile, ma ha un prezzo: una maggiore incertezza sulla funzione di reazione della Fed può aumentare il rendimento richiesto dagli investitori sulle scadenze più lunghe. La pressione sui rendimenti, tuttavia, deriva anche dalla crescente competizione per attirare capitale.
Gli ampi deficit dei bilanci pubblici richiedono infatti un maggior numero di emissioni, mentre le Banche centrali acquistano meno titoli. La Banca centrale europea, in particolare, sta riducendo lo stock di obbligazioni detenute. Allo stesso tempo, il settore privato domanda più capitale: i grandi gruppi tecnologici finanziano data center e capacità di calcolo ricorrendo anche al debito a lunga scadenza.

Quando il rendimento del Treasury trentennale ha raggiunto il 5,34%, il livello più alto dal 2007, il Tesoro americano ha aumentato il riacquisto di propri titoli sul segmento tra 10 e 30 anni. La reazione è stata immediata: il rendimento del trentennale è diminuito di quasi 10 punti base, il dollaro si è indebolito e l’oro è salito di oltre il 4%.
Si è trattato, tuttavia, soprattutto di un segnale. Il mercato dei Treasury vale circa 32.000 miliardi di dollari: si può calmare il mare per qualche ora, ma non cambiare la marea. Riteniamo comunque eccessive alcune delle preoccupazioni degli investitori. In generale, i rendimenti ci sembrano interessanti e preferiamo obbligazioni di qualità con scadenze comprese tra due e sei anni, che offrono un buon rendimento con una volatilità relativamente contenuta.

Anche l’oro è tornato protagonista con un recupero a doppia cifra: non più soltanto una scommessa sui tagli dei tassi, ma una copertura contro il debito pubblico, la perdita di valore della moneta e il rischio geopolitico. Alcune Banche centrali dei Paesi emergenti hanno inoltre ripreso gli acquisti.
Manteniamo una visione positiva e considereremmo eventuali correzioni come opportunità per accumulare gradualmente esposizione.
(Analisi a cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer, UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia)