14 settembre 2026

Fed verso un rialzo, ma non necessariamente verso un ciclo restrittivo

Le tensioni in Medio Oriente riaccendono l'inflazione d'offerta, e la risposta delle Banche Centrali rimette sotto pressione i rendimenti obbligazionari; secondo Invesco, però, nonostante la cautela di breve periodo legata a petrolio e valutazioni del settore AI, i fondamentali societari mostrano ancora tenuta

Il riaccendersi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha innescato un ulteriore fase di shock d'offerta sul fronte energetico. Questa dinamica riattiva il rischio di trasmissione sulle catene di approvvigionamento e funge da catalizzatore per un riprezzamento restrittivo sui mercati obbligazionari, spingendo al rialzo i tassi reali e il dollaro. La combinazione tra il balzo del greggio e dati sui prezzi superiori alle attese di mercato, ha generato un "bear flattening" della curva dei Treasury. L'indice dei prezzi alla produzione PPI, unito al CPI Core, che ad agosto è salito dello 0,29% mese su mese sostenuto da tariffe aeree e servizi core come sanità ed istruzione, proietta l'indicatore target della Federal Reserve, il PCE Core a circa lo 0,25% su base mensile e al 3,1/3,2% annuo. Il mancato raffreddamento dei servizi, al netto della componente legata agli affitti, ha portato il mercato a prezzare con maggiore convinzione un rialzo di 25 punti base (pb) sui Fed Fund in settimana.
Di conseguenza, il Treasury a 2 anni è balzato di oltre 25 punti base nel corso della settimana, mentre il decennale sfiora la soglia psicologica del 5% a 4,96%. La vulnerabilità del tratto a lungo termine è stata esacerbata dal risultato deludente della prima operazione di buyback del Tesoro sul segmento 10/20 anni, che si è fermato a 5,19 miliardi di dollari su un massimale di 6. Il "term premium" torna una variabile chiave agli equilibri di mercato e la sua composizione diventa più intricata da interpretare creando una fase di incertezza. La prospettiva di sostenuta crescita economica nominale va infatti sempre più distinta dalla maggiore volatilità nel rischio di inflazione e da una instabilità fiscale che diventa ormai strutturale.

Un rialzo è ormai scontato dal mercato e, anche per questo, la Fed dovrebbe procedere con l'aumento dei tassi, accompagnandolo tuttavia con un messaggio molto prudente circa la necessità di ulteriori interventi. Il punto chiave della riunione sarà verificare se la mediana del "dot plot" indicherà uno o due rialzi nel 2026. La maggioranza dovrebbe rimanere per un solo rialzo, oltre ai membri del comitato che mostreranno dubbi già sul primo intervento, altri potrebbero voler evitare di spingere ulteriormente al rialzo le aspettative di mercato. Il margine è tuttavia ristretto ed il rischio che prevalga l'indicazione di due rialzi rimane. Il dibattito rispetto ad una normale risposta al rincaro del petrolio e alla domanda legata all'intelligenza artificiale, o di avvio ad un vero ciclo di restrizione monetaria rimane centrale, anche perché mai la Fed si è fermata ad un rialzo isolato nella recente storia.

In Europa, il rialzo di 25 pb della Bce, definito un "no brainer" dalla Lagarde, è stato accompagnato da un aggiornamento delle proiezioni dello staff, che ha rivisto al rialzo le stime di inflazione e crescita fino al 2028. L'esplicita ammissione che i prezzi resteranno "ben sopra il target per un periodo prolungato" ha innescato un sell off sulla parte a breve: il rendimento del 2 anni tedesco si è mosso al rialzo di 25 punti base. Inoltre, l'innalzamento del tasso terminale atteso riaccende anche nella zona Euro il premio al rischio sovrano ed il rischio di restrizione nelle condizioni finanziare: gli spread BTp/Bund e OAT/Bund hanno registrato un allargamento. Il prossimo rialzo al 2,75% dovrebbe arrivare a dicembre.

La curva dei JGB si è irripidita: le recenti dichiarazioni della BoJ hanno confermato un orientamento di fondo restrittivo, sottolineando tuttavia l'assenza di scostamenti rapidi nel trend dei prezzi. Il tratto a breve ha visto un riassorbimento mentre il rialzo sul trentennale continua.

Sui mercati, le tensioni sul prezzo del petrolio e le riflessioni sulla velocità di sviluppo dell'AI impongono cautela nel breve, ma elementi fondamentali e di posizionamento rimangono costruttivi. Il recente dato CPI in Usa non ha creato quella forte sorpresa negativa che molti si aspettavamo e le tante posizioni di protezione sono state ridotte, inoltre un'inflazione trainata dalla tenuta dei servizi conferma la resilienza della domanda aggregata. Forza degli utili e maggiore pricing power delle aziende, si sviluppano in un contesto di condizioni finanziare espansive dove gli spread di credito rimangono compressi.
(Analisi a cura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco)