15 settembre 2026

Bitcoin: la stretta Fed frena il breve termine, ma rafforza lo scenario di lungo periodo

Secondo CoinShares, l'inefficacia dei buyback del Tesoro Usa e le incognite sulla monetizzazione dell'IA profilano uno scenario favorevole agli asset rifugio, quali oro e bitcoin, nel lungo termine

La scorsa settimana l’indice dei prezzi al consumo statunitense (CPI) si è attestato su livelli superiori alle attese, con l’inflazione di fondo ancora più elevata, trainata in larga parte dall’aumento dei prezzi dei chip delle memorie informatiche. Parallelamente, aumentano le tensioni sul mercato petrolifero: negli Stati Uniti il prezzo del diesel ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone, mentre il greggio scambiato a Shanghai ha registrato un forte rialzo, segnalando un possibile rallentamento nell’utilizzo delle riserve da parte della Cina. Un’evoluzione che potrebbe alimentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche a livello globale e che va nella direzione auspicata dall’Iran in vista delle elezioni di midterm.

Queste pressioni stanno orientando la politica monetaria verso una linea decisamente più restrittiva, in linea con quanto il mercato si attende dalla Fed questa settimana. Dopo i solidi segnali arrivati dal mercato del lavoro e un’inflazione superiore alle attese, Warsh dispone di margini di manovra limitati: il tono restrittivo adottato nel suo intervento a Jackson Hole lascia infatti poco spazio ad alternative rispetto a un rialzo dei tassi.
La tempistica è particolarmente delicata per il Tesoro statunitense, che sta concentrando le nuove emissioni sulle scadenze più brevi. Di conseguenza, ogni rialzo dei tassi si traduce quasi immediatamente in un aumento del costo del debito, mentre parte delle risorse raccolte viene destinata al riacquisto di titoli a più lunga scadenza. Tuttavia, il programma di buyback non sta riuscendo a contenere i rendimenti a lungo termine: i timori sul fronte fiscale, un’inflazione persistente e un premio a termine che rimane elevato stanno più che compensando l’effetto degli acquisti. Paradossalmente, la scarsa efficacia di questi interventi potrebbe aumentare la probabilità di misure molto più incisive in futuro.

Nel frattempo, la crescita è stata sostenuta dalla ricostituzione delle scorte e dipende ora in misura crescente dagli ingenti investimenti in conto capitale legati all’intelligenza artificiale. Tuttavia, diventa sempre più difficile dare per scontata la capacità di OpenAI e Anthropic di monetizzare questi investimenti: i modelli più avanzati faticano a costruire un vantaggio duraturo rispetto ad alternative open source molto meno costose, mentre la natura circolare di questi investimenti potrebbe presto diventare problematica, soprattutto se il rialzo dei tassi a lungo termine dovesse rendere più oneroso il finanziamento della spesa in conto capitale.

Il risultato è una combinazione insolita. Una politica monetaria più restrittiva limita il potenziale di rialzo di Bitcoin nel breve termine, ma entrambi i possibili scenari di uscita, una recessione che costringa le Banche centrali a tagliare i tassi e a immettere liquidità, oppure interventi sempre più aggressivi per comprimere i rendimenti, fino a sfociare in una vera e propria dominanza fiscale, convergono, in ultima analisi, verso lo stesso esito: una progressiva svalutazione monetaria. Ed è proprio questo il tipo di scenario che tende a favorire sia l’oro sia Bitcoin.
(Analisi a cura di Marc Des Ligneris, Senior Portfolio Manager di CoinShares)