05 ottobre 2026

Porte scorrevoli (tra equity e bond)

Mentre la crescita degli utili sostiene i listini, i rendimenti obbligazionari in rialzo ridisegnano le rotazioni di portafoglio; l'analisi di UBS sui nuovi equilibri tra debito, energia e mercati reali

Finora il 2026 è un anno positivo per le Borse: l’azionario globale (Stoxx Global 1800) guadagna circa il 10,4% da inizio anno, lo S&P 500 l'11,8% e il Nasdaq il 15,6% nonostante una piccola correzione a settembre.
Nel campo obbligazionario, la fotografia è molto meno rassicurante. Le obbligazioni globali registrano una perdita vicina al 2%, da inizio anno. Lo shock energetico dovuto alla guerra in Iran ha infatti riportato i tassi d’interesse al centro della scena. Il WTI è salito da circa 57 a 90 dollari al barile e il Brent si muove ormai attorno ai 100 dollari: un rincaro che ha riacceso le pressioni inflazionistiche.

I flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz stanno risalendo, raggiungendo nell’ultima settimana una media di circa 13,5 milioni di barili al giorno, ma le scorte restano inferiori ai livelli prebellici. Secondo l’IEA, sono diminuite di circa 507 milioni di barili da febbraio, di cui 95 milioni nel solo agosto, e devono essere ricostituite.
L'aumento dei prezzi energetici ha spinto l’inflazione al consumo proprio quando i mercati avevano iniziato a prezzare un graduale allentamento monetario.

Le Banche centrali hanno reagito alzando i tassi: la Federal Reserve li ha portati al 3,75/4,00%, la Banca centrale europea è salita al 2,50%, anche la Bank of Japan ha alzato i tassi. Ulteriori rialzi sono probabili entro la fine dell’anno.
Il Treasury decennale statunitense è salito al 5,3%, livello che non si vedeva dal 2002 e oltre 110 punti base sopra l'inizio dell'anno. Il trentennale è arrivato al 5,6%. La pressione si estende all’Europa: il Bund decennale è salito verso il 3,6%, circa 85 punti base più di un anno fa; l’OAT francese si avvicina al 5% e il BTP italiano tratta intorno al 4,7%, con aumenti rispettivamente di circa 130 e oltre 100 punti base.

Il calendario elettorale del 2027 in Francia, Spagna e Italia aggiunge un ulteriore elemento di incertezza: le politiche fiscali saranno al centro del dibattito e potrebbero mantenere gli spread più elevati e volatili.
In altre parole, l’economia si trova a fare i conti contemporaneamente con energia e denaro più cari. Finora gli utili aziendali non ne hanno risentito: i risultati del secondo trimestre sono stati brillanti e, nel breve periodo, non si prevedono battute d’arresto. Resta da capire se questa tenuta potrà proseguire con il Treasury sopra il 5%. Infatti, molte delle narrative che sostengono i mercati sembrano indipendenti. In realtà poggiano sulla stessa condizione: che il capitale continui a fluire.

Oggi la crescita economica è fortemente legata agli investimenti: infrastrutture per l’intelligenza artificiale negli Stati Uniti e in Asia, difesa e infrastrutture in Germania e nel resto d’Europa.
Nel 2025 il Capex combinato di Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft e Oracle ha raggiunto circa 412 miliardi di dollari, oltre l’1,3% del Pil statunitense, tra data center, reti elettriche, sistemi di raffreddamento e semiconduttori avanzati.
Alcune stime attribuiscono all’AI, direttamente o indirettamente, oltre il 100% della crescita registrata negli Stati Uniti negli ultimi dodici mesi. Il dato va letto con cautela, ma chiarisce quanto questo motore sia diventato centrale.

Questi investimenti richiedono ingenti capitali, finanziati sia dai deficit pubblici sia dall’indebitamento delle imprese. Le risorse vengono raccolte soprattutto sul mercato obbligazionario, dove la crescente competizione per attirare capitali, insieme all’inflazione, contribuisce a mantenere elevati i rendimenti.
Rendimenti più alti agiscono così come una porta scorrevole tra i mercati: modificando il costo e la disponibilità del capitale, possono spostare gradualmente gli investitori dall’azionario verso l’obbligazionario.

Non si può escludere un’ulteriore fase di volatilità, ma i rendimenti raggiunti dal comparto obbligazionario ci sembrano interessanti, soprattutto nelle obbligazioni di emittenti di buona qualità con scadenze medie.
La vera domanda, quindi, è se il denaro necessario a finanziare la crescita continuerà a essere disponibile in quantità sufficiente e a condizioni sostenibili per permettere la prosecuzione degli investimenti.

La crescita dell’economia e degli utili dovrebbe continuare a sostenere i mercati e, per il momento, sembra opportuno mantenere un posizionamento costruttivo sull’azionario, rafforzando la diversificazione.
Questi equilibri restano però strettamente collegati: se un anello dovesse indebolirsi, narrative oggi percepite come separate potrebbero convergere.
Il quadro resta positivo, ma la direzione dei mercati dipenderà da quale porta il capitale sceglierà di attraversare.
(Analisi a cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer, UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia)