05 ottobre 2026

Tassi, energia e utili: il nuovo equilibrio dei mercati premia la selettività

Il mercato azionario supera lo shock sui tassi grazie alla tenuta degli utili, ma cresce la selettività tra generazione di cassa e leva finanziaria: il quadro macro di Invesco per il Q4

La dinamica incrociata dell'ultima settimana ha fornito input importanti per definire il regime macroeconomico dell'ultimo trimestre dell'anno. Il mercato azionario ha superato la fase di puro sconcerto per il rialzo dei rendimenti decennali, l'espansione nominale degli utili sembra infatti poter sterilizzare l'aumento del tasso di sconto. Tuttavia, sotto la superficie, si aggiungono elementi al tema della selettività legati al costo del capitale, tra titoli ad ampia generazione di cassa ed aziende che richiedono maggiore leva finanziaria. Le opportunità sui mercati azionari non mancano.

L'Eurozona sta affrontando un inasprimento delle condizioni finanziarie guidato dal mercato stesso. Questa stretta potrebbe di per sé sottrarre alla Banca centrale europea la necessità di uno o due rialzi dei tassi aggiuntivi. Il tasso terminale Bce sembra quindi trovare un "cap" che ne limita il movimento al rialzo.
I vincoli legati al rispetto delle procedure per deficit eccessivo, impediscono alla Bce di applicare il meccanismo TPI (Transmission Protection Instrument, una sorta di scudo anti spread, ndr.) e acquistare debito francese per arginare i deflussi. L'allargamento dello spread OAT/Bund non troverà quindi un prestatore di ultima istanza, ma un atteggiamento più accomodante.

Per evitare il rischio contagio, la Bce potrebbe indicare un rallentamento nel programma di riduzione del proprio bilancio, mantenendo attivi anche parzialmente i riacquisti di obbligazioni detenute che vanno a scadenza. L'allargamento degli spread in Francia non è un fattore del tutto isolato e il riposizionamento degli investitori ha guadagnato inerzia; tuttavia, gli effetti sul settore bancario e la trasmissione del credito sono ancora del tutto marginali. Il periodo di volatilità sui tassi europei non è quindi terminato, ma un contagio sistemico sembra da escludere.

Il report sul mercato del lavoro americano di settembre ha portato un messaggio di normalizzazione sul lato dell'offerta, disinnescando sia la narrativa del surriscaldamento economico sia quella di una recessione imminente.
Il numero di nuovi posti di lavoro ha confermato come il mercato del lavoro sia stabilizzato su livelli di equilibrio che permettono alla Fed di avvicinarsi a un'impostazione maggiormente attendista. I ventinovemila posti di lavoro creati si allineano con il cosiddetto tasso di pareggio demografico, mentre l'aumento del tasso di disoccupazione al 4,2% deriva dall'espansione della forza lavoro. La crescita dei salari si è raffreddata, consolidando un regime che protegge i margini operativi delle imprese e riduce i rischi di passaggi a inflazione di secondo livello.

La volatilità geopolitica rimane elevata, sul mercato energetico globale il tema è tuttavia sempre più legato alla differenza tra prodotti di base e prodotti raffinati. Mentre le esportazioni di greggio mediorientale sono infatti tornate al 98% dei livelli precrisi, grazie a bypass come la pipeline East/West, i flussi di prodotti raffinati restano bloccati al 58%. Il rischio fisico non è più l'approvvigionamento della materia prima, ma la raffinazione e la logistica su navi specializzate.

In questo senso, l'Intervento coordinato G7 e Unione Europea agisce da meccanismo di contenimento fondamentale. Il rilascio coordinato di 100 milioni di barili, con un focus sul diesel, ha generato un passaggio del prezzo del Brent sotto quota 100 dollari al barile. L'Europa disinnesca temporaneamente il rischio di coda stagflattivo per l'industria europea, fornendo spazio di manovra alla Bce ed evitando un crollo dei margini operativi nel breve termine.

L'esposizione azionaria deve continuare a essere selettiva, preferendo titoli di qualità sulla leva finanziaria, beneficiari dell'adozione dell'AI e legati all'infrastruttura fisica inelastica, mentre i segmenti a bassa capitalizzazione di mercato e più ciclici affrontano una fase di mercato più complicata.
(Analisi a cura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco)