26 ottobre 2026

Vanguard Digital Investor Study: Investitori fai da te, solo uno su tre ha un piano di lungo periodo

Lo studio di Vanguard evidenzia il divario tra fiducia nelle proprie capacità e pianificazione finanziaria, con il 63% degli intervistati che ritiene di avere conoscenze adeguate dei prodotti di investimento, ma solo il 33,6% dispone di un’asset allocation strategica definita; gli Etf sono gli strumenti più utilizzati e il 69% dei rispondenti è interessato ad avviare un Pac in Etf nei prossimi due anni

Gli investitori italiani che gestiscono autonomamente i propri risparmi tramite le piattaforme digitali guardano al lungo periodo, conoscono l’importanza della diversificazione e mostrano una crescente attenzione ai costi. Ma tra la consapevolezza dei principi dell’investimento e la loro applicazione concreta rimane un divario significativo. Se il 63% ritiene di possedere conoscenze sufficienti dei prodotti di investimento per raggiungere i propri obiettivi finanziari, soltanto il 33,6% dispone di un’asset allocation strategica di lungo periodo chiaramente definita.

È quanto emerge dal Digital Investor Study di Vanguard, condotto su un campione di 2.014 investitori “fai da te” italiani che utilizzano piattaforme digitali. La ricerca analizza il modo in cui gli investitori definiscono i propri obiettivi, costruiscono e gestiscono i portafogli e utilizzano le piattaforme online, individuando le principali opportunità per migliorare i risultati degli investimenti nel lungo termine.

Investimenti di lungo periodo: la pianificazione resta una sfida
Dalla ricerca emerge un investitore digitale orientato alla costruzione del patrimonio nel tempo. Circa l’84% degli intervistati indica un obiettivo specifico per i propri investimenti e il 66% dichiara un orizzonte temporale superiore a cinque anni. La diversificazione rappresenta un principio ampiamente condiviso: il 79% la considera una componente importante della propria strategia.
Questa consapevolezza, tuttavia, non si traduce sempre in una pianificazione strutturata. Solo un investitore su tre ha definito chiaramente un asset allocation strategica di lungo periodo del proprio portafoglio, mentre il 49% ne possiede soltanto un’idea generale. Un divario che assume particolare rilevanza nelle fasi di volatilità, quando le decisioni possono essere maggiormente influenzate dalle oscillazioni dei mercati.

Dalle intenzioni ai comportamenti: l’importanza del behavioural coaching
La distanza tra gli obiettivi dichiarati e le scelte effettive emerge anche dalla frequenza con cui vengono modificati i portafogli. Il 43% degli intervistati acquista nuovi prodotti d’investimento almeno una volta ogni trimestre, mentre il 65% vende strumenti finanziari almeno una o due volte all’anno. A guidare queste decisioni sono spesso i risultati più recenti: il 32,1% indica una performance elevata come principale motivo per acquistare nuovi prodotti, mentre il 22,9% considera rendimenti inferiori alle aspettative la ragione principale per vendere un fondo o un Etf.
È proprio in questo divario tra intenzioni di lungo periodo e comportamenti di breve termine che assume rilevanza il behavioural coaching, ovvero il supporto volto ad aiutare gli investitori a riconoscere e gestire le reazioni emotive, evitando decisioni impulsive nelle fasi di volatilità e mantenendo la coerenza con i propri obiettivi finanziari.

La ricerca evidenzia una crescente apertura verso questi meccanismi di supporto: il 63% degli investitori vorrebbe comprendere meglio l’impatto negativo delle decisioni guidate dalle emozioni, mentre il 70% apprezzerebbe notifiche automatiche e tempestive da parte della propria piattaforma per orientarsi durante le fasi di volatilità.
Per Vanguard, il behavioural coaching rappresenta quindi una delle opportunità attraverso cui le piattaforme digitali possono evolvere, affiancando alla semplice esecuzione delle operazioni strumenti capaci di favorire comportamenti più disciplinati e decisioni coerenti con una strategia di lungo periodo.

Etf protagonisti dei portafogli, e cresce l’interesse per i piani di accumulo
Gli Etf si confermano gli strumenti più utilizzati dagli investitori fai da te italiani: il 49,7% li indica come la tipologia di investimento maggiormente utilizzata, davanti alle azioni (35,9%) e ai fondi comuni a gestione attiva (20,6%).
La diffusione di questi strumenti sembra destinata a proseguire. Il 38,3% degli intervistati prevede di aumentarne l’utilizzo nei prossimi 12/24 mesi, mentre il 48% dichiara di voler trasferire maggiori somme dalle strategie attive verso Etf o fondi indicizzati.
Particolarmente significativo è l’interesse per gli investimenti periodici: il 69% degli investitori intervistati si dichiara interessato ad avviare un piano di accumulo in Etf nei prossimi 12/24 mesi, percentuale che sale al 72,7% tra i Millennial.

L’attenzione agli Etf si accompagna a una crescente sensibilità verso l’efficienza dei costi. Nella scelta di un fondo o di un Etf, le commissioni e le spese rappresentano il secondo criterio più importante (19,7%), subito dopo la performance passata (21,5%).
Resta, tuttavia, spazio per migliorare la conoscenza di questi strumenti: soltanto il 19,4% degli intervistati dichiara di conoscerli bene, mentre il 44,4% possiede conoscenze di base. Il 66% afferma che investirebbe maggiormente in Etf se potesse contare su una migliore educazione finanziaria o su indicazioni più approfondite.

Le piattaforme digitali: dall’accesso ai mercati al supporto agli investitori
Le piattaforme digitali rappresentano ormai un punto di riferimento per chi investe autonomamente. L’82,7% degli intervistati si dichiara soddisfatto dei servizi offerti dalla propria piattaforma principale, apprezzando soprattutto la disponibilità di prodotti e la semplicità di utilizzo.
La ricerca mostra però come le aspettative degli investitori vadano oltre la possibilità di acquistare e vendere strumenti finanziari. Il 69% vorrebbe contenuti formativi più semplici per comprendere come investire e selezionare i prodotti, mentre il 68% apprezzerebbe un maggiore accesso a dati, analisi e ricerche di terze parti. Il 59% dichiara inoltre che investirebbe somme maggiori se la propria piattaforma mettesse a disposizione più materiali educativi.
Emergono anche nuove esigenze di accompagnamento nelle decisioni finanziarie. Il 52% degli investitori ritiene che la possibilità di confrontarsi con un consulente finanziario, anche soltanto una o due volte all’anno, aumenterebbe la propria soddisfazione. Parallelamente, il 58% si dichiara disposto a fidarsi di strumenti e chatbot basati sull’intelligenza artificiale per ricevere orientamento finanziario.

“La crescita degli investimenti fai da te rappresenta un’evoluzione importante nell’accesso ai mercati finanziari, ma la vera sfida è aiutare gli investitori a trasformare le proprie conoscenze e intenzioni in comportamenti coerenti con gli obiettivi di lungo periodo”, commenta Fabrizio Zumbo, Senior Specialist del Client Research Centre di Vanguard. “La ricerca mostra che gli investitori sono sempre più attenti ai costi e alla diversificazione, ma spesso faticano a mantenere una strategia disciplinata, soprattutto nelle fasi di volatilità. È qui che il behavioural coaching può fare la differenza, aiutando a riconoscere le reazioni emotive e a evitare decisioni dettate dalle oscillazioni di breve periodo. Per le piattaforme digitali si apre quindi l’opportunità di andare oltre il semplice accesso ai mercati, integrando educazione finanziaria, strumenti di supporto comportamentale e, quando necessario, competenze umane”.

Il Digital Investor Study evidenzia così come la prossima fase di sviluppo dell’investimento digitale non dipenderà soltanto dall’ampliamento dell’offerta di prodotti o dalla riduzione dei costi, ma anche dalla capacità delle piattaforme di aiutare gli investitori a costruire portafogli coerenti con i propri obiettivi e a mantenere un approccio disciplinato nel tempo.